Il resoconto di questa settimana interessante ma faticosa sarà schematico, purtroppo l'elettricità c'è stata per pochissimo tempo per cui molte cose sono rimaste in sospeso e non sono riuscita a scrivere nulla di sensato.
Con un partner semi-istituzionale della regione Friuli Venezia Giulia, abbiamo svolto alcuni incontri che definirei "formali" coin il responsabile della cooperazione italiana, la persona che all'interno dell'IOM si occupa di MIDA 2, il direttore della cooperazione decentrata presso il Ministero senegalese competente. Infine abbiamo conosciuto una cooperante italiana, in Senegal da 5 anni, che si occupa anche di turismo responsabile (in tutto il Senegal) e di formazione (nella provincia di Louga).
Non so nememno io come, in questa settimana oltre agli incontri e l'ordinaria attività, siamo riusciti ad effettuare la formazione di cui parlavo settimana scorsa, sulle tecniche di redazione, che mi ha piacevolmente sorpreso perché grazie alla padronanza della metodologia partecipativa del nostro esperto, ho visto crescere la consapevolezza e la padronanza degli attori del progetto. Ieri, infine, abbiamo svolto la prima parte della valutazione sul programma svolto, quella riguardante i beneficiari. Purtroppo abbiamo ancora problemi di abbandono, quindi c'è ancora molto lavoro da fare...
Sulla costruzione spero di aggiornarvi presto!
Sono passati parecchi giorni dalla mia piccola visita al CdF Medina e, da quando sono tornata penso che voglio scrivere qualcosa in merito a questa piccola visita, ma ho timore di non saper trasmettere cosa ho visto.
Nei miei 15 giorni in Senegal sono riuscita a passare per un'oretta, verso sera, a Medina, e come sono scesa dal taxi mi sono trovata davanti il sorriso di Ombri che mi ha accolta.
La prima impressione è stata di stupore, il CdF è piccolo, piccolino.... non mi aspettavo fosse così piccolo, ma quanto riescono a fare in quel piccolo spazio. C'erano soltanto Mawa e, credo, mi scuso se sbaglio, Adnan che aveva finito la giornata ed era pronto ad andarsene. Il sorriso con il quale vieni accolta in Senegal dalla gente ti fa sentire subito a tuo agio, e anche qui mi sono sentita subito a mio agio.
Ombri e Mawa discutevano su che filo usare per cucire le nuove stoffe preparate quel giorno, coi nuovi colori....li osservavo e capendo la metà di quel che dicevano, li vedevo ridere, cercare, parlare.....e mi sono detta: che bel rapporto hanno. Mawa ispira gentilezza da tutti i pori, è così calmo nei movimenti, nelle parole, nei gesti....che trasmette serenità.
Mentre Ombri , nei giorni in cui ci siamo viste.... come si muove, come parla, come ride .... si vede che sta bene, che si sente a casa, ....difficile spiegare,.... ma è una del posto.
Al CdF mi sono comperata una gonna per me e un paio di pantaloni per mio marito, avrei comperato di più, ma le mie disponibilità sono ridotte....e me ne sono pentita....di tutte le cose che ho portato dal Senegal le più apprezzate sono proprio stati i due capi comperati al CdF. Anche mio marito mi ha detto che avrei dovuto portarne di più, che diverse persone gli hanno chiesto dove ha preso quei bei pantaloni, e lui, tutto orgoglioso ha mostrato l'etichetta: "vedi, sono fatti in Senegal!"....e in effetti sono lavorati benissimo, e i modelli devo dire che calzano perfettamente, e quando ho messo la gonna in Senegal mi hanno fatto i complimenti diverse donne, e anche qui molte hanno apprezzato sia il modello che il cotone morbidissimo. Sono veramente belli!
Mawa non ha orari, credo sia come Ombri, il progetto è molto importante anche per lui......si vede....e io auguro al CdF Medina di portare a termine il grande progetto in tutti i suoi dettagli!
Grazie!!
Mercoledi' sono stata a casa di due alunni del CdF, non molto distante dall'atelier di Yaakaar e ancor meno dal Boulevard Général de Gaulle, zona centrale, moderna, economicamente molto ativa.
Le visite a casa non sono una cosa che faccio spesso né volentieri perché in questi casi mi sento sempre un po' tubaab, quasi come se la mia pelle mi mettesse in una posizione particolare, la mia presenza troppo evidente e forse anche bisognosa di una spiegazione che non voglio dare perché finisce sempre per coincidere con un coro di lodi che mi mettono in imbarazzo… In fondo cosa ho fatto? Cosa sto facendo ? Niente di più di cio’ che voglio fare e che mi rende felice…
Ormai conosco questa città, le sue contraddizioni, le sue difficoltà e davvero sono poche le cose che mi sconvolgono… ma cavoli ! A un passo dal Boulevard Général de Gaulle, a un passo dall’atelier di Yaakaar, di fronte agli uffici della sede delle HLM ho incontrato un nulla in cui vivono non so quante persone e (giuro!) non so nemmeno come. Ho pensato a voi mentre ero li’, al fatto che forse avrei potuto farvi capire finalemente perché la vera povertà si incontra nelle grandi città, perché la nostra iniziativa per quanto piccola, imperfetta e lenta è tanto importante… ho pensato che avrei potuto raccontarvi la storia di quella famiglia e poi di quella accanto e che voi avreste capito… ma poi mi sono vergognata! Mi sono sentita una guardona senza pudore o sentimento di dignità, questo rimbombava nel mio cervello mentre camminavo verso l’atelier e mi dicevo che… chissà… forse riusciremo davvero a fare qualcosa per i nostri alunni e chissà forse tra qualche anno uno di loro potrebbe essere in grado di strappare la propria famiglia da quel degrado e io come mi sentirei se leggesse la descrizione di casa sua o le disgrazie delle sua famiglia su un blog ? Che diritto ho io di togliere il velo colorato che altri hanno messo tra i nostri occhi e la loro realtà? Che diritto ho di far leva sulla pietà per farmi ascoltare? Non ce la faccio… posso solo sperare che la cooperazione cominci ad essere un vero « lavorare insieme » e che questo lavorare insieme porti presto i suoi frutti... per questo ho deciso che non parlero’ di quella famiglia, né di nessun’altra ma di tutte le belle cose che noi (e questo è un noi che non si contrappone ad un loro) insieme stiamo facendo.
La settimana è stata talmente intensa che stento a ricordare tutto.
Abbiamo ripreso il percorso valutativo insieme a Laurent Diène e ci siamo resi conto che è necessario un rafforzamento di alcune delle capacità degli attori del progetto quindi per martedi’ 25 abbiamo in programma una piccola formazione sulle “tecniche di redazione dei rapporti e dei resoconti” sempre nel nostro atelier, che è circa 3 metri per 7 e in questo momento, a fasi alterne, sta facendo le veci di laboratorio di sartoria e tintura, scuola, sala riunioni, punti vendita, mensa, magazzino, ufficio e altro ancora
Abbiamo fatto le nostre prime due lezioni di approccio all’informatica, che purtroppo saranno solo 3 in tutto perché poi ci saranno la valutazione di fine anno, la gita, la festa e le vacanze, la scuola riprende ad ottobre ma purtroppo non ci saro’ io quindi bisognerà vedere se si riesce a trovare un altro insegnante altrettanto economico. Abbiamo impostato la prima lezione in modo simile a quelle di alfabetizzazione funzionale, cosi’ mentre imparavamo a cosa serve un computer apprendevamo anche come si chiamano i componenti in wolof (semplici traslitterazioni dal francese secondo i nuovi canoni ortografici per cui la tastiera diventa kalaviyer e il Pc un ordinateer dotato di ekaran e suuri). Nella seconda lezione abbiamo fatto un po’di pratica con il mouse (per rendere la lezione più divertente lo abbiamo fatto con un gioco on-line).
Abbiamo iniziato degli atelier créatifs in cui i ragazzi producuno, cucendoli a mano, dei beauty njaxass (è un’attività che li occupa circa 6 ore la settimana) che noi porteremo in Italia e dalla cui vendita trarremo un utile per i ragazzi stessi, a volte l’utile puo’ servire per sgravare quache ragazza dall’obbligo dei lavori domestici (che limita le possibilità di venire a scuola), a volte per vestirsi, vedremo...
Abbiamo finalmente scelto il costruttore del Centro e svolto il primo incontro a più mani e più occhi... ci vuole ancora un po’ di tempo per la messa a punto del contratto ma direi che quasi ci siamo, incrociando le dita e tutto il resto, naturalmente!
Abbiamo fatto un incontro molto interessante con una persona che si occupa di una ricerca sul commercio equo in Africa, siccome non so in che termini sono autorizzata a discuterne mi limito a dire che finalmente qualcuno lassù si è accorto che l’Africa non è né l’Europa né l’America Latina... anche qui qualcosa si muove.
In tutto questo fermento la produzione avanza ma il nuovo campionario stenta un po’ e insieme a lui stento un po’ anche io, infatti penso proprio che domani mi concedero’ una giornata di sonno e di mare.
A presto, incha Allah
parla di Dakar, un altro quartiere, più periferico ma simile a Médina:
Qui sei in un nuovo contesto ti ritrovi catapultato in una realtà che non è quella delle fotografie e dell’Africa che guardi alla Tv, ti rendi conto che qui non è piu leggere la realtà, ma viverla... nascono una serie di confronti per esempio sull’idea che si ha di Africa, il Sénégal è un contesto del tutto particolare dell’Africa sopratutto Parcelles che è una periferia della capitale di Dakar, qui non si ha il villaggetto disperso nella sabbia si hanno case una attaccata all’altra solo con la sabbia e senza asfalto, case non finite ma pur sempre case con tanto di porte finestre, si hanno cyber cafe sparsi e già qui ti domandi cyber cafè, in africa?? Si ed è pieno e ti domandi “non hanno lavoro, ma al cyber ci vanno”... computer all’altimo grido, web cam, scanner, adsl.... ci sono e funzionano anche solo 6 ore al giorno (perchè qui staccano la corrente spesso il sistema elettrico ha seri problemi) tutte queste cose ci sono e sopravvivono e si sviluppano in un contesto cosi povero.
Si hanno botteghe, si hanno meccanici, falegnami, si hanno banchetti sparsi per la via che vendono frutta e verdura, si hanno donne che vendono panini e frittelle all’uscita delle scuole per raccimolare qualche soldo, si hanno persone che vivono in povertà, ma non nella miseria qui la gente anche se non ha un lavoro si arrabbata in qualche maniera e trova ogni giorno il modo di sopravvivere. Si hanno una marea di centri di formazione che offrono servizi anche se le possibilità di lavoro sono scarse... e la formazione solamente non basta, servono i fondi per avviarla e serve sopratutto una selezione e una ricerca di formazione specifica per lavori concretamente realizzabili e sostenibili, spesso si offre una formazione per lavori che ormai superano la richiesta del bisogno concreto, stanno aprendo un sacco di attività come: cyber, botteghe...che danno lo stesso servizio e che dopo poco tempo chiuderanno i battenti perchè sostituiti da un altro appena nato. La difficoltà dei Sénégalesi è di non riuscire a vedere al di là del “già fatto”, tutte le cose vengono fatte in serie, non c’è nella loro testa l’idea di fare qualcosa di nuovo, restano nella “sicurezza” di rifare qualcosa che c’è già ed è per questo che tutti i banchetti che vedi in giro vendono le stesse cose, tutti i falmegnami fabbricano gli stessi prodotti, i magazzini propongono gli stessi prodotti, ci sono banchetti o magazzini che si distanziano di 10 metri io mi domando come facciano tutti a vendere....
Quanto è vero quelo che scrive questa volontaria! Ma quinta rabbia mi fa sapere che invece noi stiamo cercando di proporre qualcosa di nuovo, di produrre originalità proprio dalla mescolanza e mentre vengono finanziati, supportati e spinti i progetti più astrusi io qui devo fare i conti con mezzi scarsissimi che mi impediscono di lavorare.
Come dicevo il 28 giugno la scuola è formalmente finita. Haby e Younouss hanno partecipato ad un corso di formazione promosso da un collettivo che raggruppa diversi attori che si occupano di alfabetizzazione informale, il Collectif Education Alternative. Il corso riguardava una fascia d’età diversa da quella di cui ci occupiamo noi ma la cosa importante in realtà era fornire ad Haby e Younouss un maggiore senso di appartenenza ad un movimento che in Senegal è grande e comincia a darsi una struttura per poter dialogare con lo Stato.
Ho sempre saputo quanto la visione dall’Italia dei problemi e delle potenzialità di questo paese potesse essere distorta ma ora apprendo che perfino qui, nella classe dirigente senegalese, ci sono persone che non hanno la più pallida idea di quale possa essere l’approccio più utile per interessare i ragazzi alla scuola. L’appartenenza a questo colletivo ci permetterà di dare anche una valenza politica al nostro lavoro ma soprattutto di confrontarci con chi ha più esperienza di noi e di sentirci meno soli.
Dopo il corso di formazione abbiamo fatto una luuunga riunione con Laurent Diène, un esperto di cooperazione e educazione alternativa con cui collaboriamo da poco più di un anno. Alla fine è stato deciso che visto che mancano solo 20 giorni alla fine del mese di luglio, e quindi all’inizio delle vacanze dei ragazzi, ci concentreremo su alcune attività creative e sull’informatica, tanto per invogliarli a venire a scuola anche in questo mese caldo in cui i loro amici della scuola formale sono già in vacanza.
Dal 27 al 29 luglio procederemo alla valutazione dell’anno scolastoco appena terminato, grazie anche ad una serie di incontri e laboratori. Il 30 o il 31 luglio faremo un’escursione tutti insieme mentre abbiamo rimandato la festa alla seconda metà di agosto perché vorremmo riuscire ad organizzare anche delle comptetizioni di graffiti e dei rap attack... nelle zone urbane i giovani ormai hanno tutti lo stesso linguaggio (alla faccia di chi si immagina un’Africa di capanne in mezzo al nulla!)
Durante il mese di agosto daremo finalmente forma ad un nuovo testo per l’alfabetizzazione funzionale, sarà illustrato e bilingue,fatto da tutti noi, sulla base di questa esperienza, e userà un linguaggio urbano, diverso e spero più utile del solito sillabario con “Modou” che va al pozzo e “Bineta” che scopa la sabbia della concessione.
Per la costruzione purtroppo ancora niente buone nuove: ci siamo accorti che i preventivi contenevano alcuni errori di calcolo (cioè proprio nelle moltiplicazioni prezzo unitario per quantità) e quindi abbiamo chiesto che venissero rivisti, purtroppo tutto questo causa ritardo ma era indispensabile.
Alla prossima!