Mercoledi' sono stata a casa di due alunni del CdF, non molto distante dall'atelier di Yaakaar e ancor meno dal Boulevard Général de Gaulle, zona centrale, moderna, economicamente molto ativa.
Le visite a casa non sono una cosa che faccio spesso né volentieri perché in questi casi mi sento sempre un po' tubaab, quasi come se la mia pelle mi mettesse in una posizione particolare, la mia presenza troppo evidente e forse anche bisognosa di una spiegazione che non voglio dare perché finisce sempre per coincidere con un coro di lodi che mi mettono in imbarazzo… In fondo cosa ho fatto? Cosa sto facendo ? Niente di più di cio’ che voglio fare e che mi rende felice…
Ormai conosco questa città, le sue contraddizioni, le sue difficoltà e davvero sono poche le cose che mi sconvolgono… ma cavoli ! A un passo dal Boulevard Général de Gaulle, a un passo dall’atelier di Yaakaar, di fronte agli uffici della sede delle HLM ho incontrato un nulla in cui vivono non so quante persone e (giuro!) non so nemmeno come. Ho pensato a voi mentre ero li’, al fatto che forse avrei potuto farvi capire finalemente perché la vera povertà si incontra nelle grandi città, perché la nostra iniziativa per quanto piccola, imperfetta e lenta è tanto importante… ho pensato che avrei potuto raccontarvi la storia di quella famiglia e poi di quella accanto e che voi avreste capito… ma poi mi sono vergognata! Mi sono sentita una guardona senza pudore o sentimento di dignità, questo rimbombava nel mio cervello mentre camminavo verso l’atelier e mi dicevo che… chissà… forse riusciremo davvero a fare qualcosa per i nostri alunni e chissà forse tra qualche anno uno di loro potrebbe essere in grado di strappare la propria famiglia da quel degrado e io come mi sentirei se leggesse la descrizione di casa sua o le disgrazie delle sua famiglia su un blog ? Che diritto ho io di togliere il velo colorato che altri hanno messo tra i nostri occhi e la loro realtà? Che diritto ho di far leva sulla pietà per farmi ascoltare? Non ce la faccio… posso solo sperare che la cooperazione cominci ad essere un vero « lavorare insieme » e che questo lavorare insieme porti presto i suoi frutti... per questo ho deciso che non parlero’ di quella famiglia, né di nessun’altra ma di tutte le belle cose che noi (e questo è un noi che non si contrappone ad un loro) insieme stiamo facendo.
La settimana è stata talmente intensa che stento a ricordare tutto.
Abbiamo ripreso il percorso valutativo insieme a Laurent Diène e ci siamo resi conto che è necessario un rafforzamento di alcune delle capacità degli attori del progetto quindi per martedi’ 25 abbiamo in programma una piccola formazione sulle “tecniche di redazione dei rapporti e dei resoconti” sempre nel nostro atelier, che è circa 3 metri per 7 e in questo momento, a fasi alterne, sta facendo le veci di laboratorio di sartoria e tintura, scuola, sala riunioni, punti vendita, mensa, magazzino, ufficio e altro ancora
Abbiamo fatto le nostre prime due lezioni di approccio all’informatica, che purtroppo saranno solo 3 in tutto perché poi ci saranno la valutazione di fine anno, la gita, la festa e le vacanze, la scuola riprende ad ottobre ma purtroppo non ci saro’ io quindi bisognerà vedere se si riesce a trovare un altro insegnante altrettanto economico. Abbiamo impostato la prima lezione in modo simile a quelle di alfabetizzazione funzionale, cosi’ mentre imparavamo a cosa serve un computer apprendevamo anche come si chiamano i componenti in wolof (semplici traslitterazioni dal francese secondo i nuovi canoni ortografici per cui la tastiera diventa kalaviyer e il Pc un ordinateer dotato di ekaran e suuri). Nella seconda lezione abbiamo fatto un po’di pratica con il mouse (per rendere la lezione più divertente lo abbiamo fatto con un gioco on-line).
Abbiamo iniziato degli atelier créatifs in cui i ragazzi producuno, cucendoli a mano, dei beauty njaxass (è un’attività che li occupa circa 6 ore la settimana) che noi porteremo in Italia e dalla cui vendita trarremo un utile per i ragazzi stessi, a volte l’utile puo’ servire per sgravare quache ragazza dall’obbligo dei lavori domestici (che limita le possibilità di venire a scuola), a volte per vestirsi, vedremo...
Abbiamo finalmente scelto il costruttore del Centro e svolto il primo incontro a più mani e più occhi... ci vuole ancora un po’ di tempo per la messa a punto del contratto ma direi che quasi ci siamo, incrociando le dita e tutto il resto, naturalmente!
Abbiamo fatto un incontro molto interessante con una persona che si occupa di una ricerca sul commercio equo in Africa, siccome non so in che termini sono autorizzata a discuterne mi limito a dire che finalmente qualcuno lassù si è accorto che l’Africa non è né l’Europa né l’America Latina... anche qui qualcosa si muove.
In tutto questo fermento la produzione avanza ma il nuovo campionario stenta un po’ e insieme a lui stento un po’ anche io, infatti penso proprio che domani mi concedero’ una giornata di sonno e di mare.
A presto, incha Allah
